Gomorra di Roberto Saviano

Gomorra di Roberto Saviano

Fu più di qualche anno fa, quando mi ritrovai tra le mani Gomorra, un libro affascinatomi inizialmente per il nome del suo autore, Roberto Saviano, cui avevo udito sovente, raccontatomi come attivista nella lotta contro la Camorra: cancro imperniato nella carne della nostra Terra. Ho sempre avuto un’ammirazione profonda per gli attivisti, i rivoltosi alle ingiustizie, i ribelli alle cause ingiuste, i compagni, e Saviano lo sentivo come tale, del resto è un filosofo anche lui.
Questa mia non vuole essere una vera e propria recensione, per quel che posso, lascerò pochi pensieri legati agli echi di rimembranze concessimi dalla lettura. Gomorra è una aggregazione di documenti, che compenetrano alla Espressione della Realtà infelice della camorra, raccontata nelle sue differenti e insane manifestazioni; è uno di quei libri che una volta letti, ne conservi i passi in qualche parte del corpo;  si rimane reduci dalle sconcertanti verità esposte, che pongono la necessarietà della riflessione e che non lasciano al lettore tempo di riposo una volta conosciute, anche se apprese solamente in superficie ( che poi la superficie non è che prossima al fondo come direbbe Italo Calvino). Il tutto è incentrato sull’Esercizio assoluto del potere, da parte di quegli esseri umani che di umano non hanno che la sembianza,  sulla vita e la storia degli altri. Tra le varie risonanze conferitemi dalla lettura , sbiadite in precisione, gravide in essenza, mi sovviene alla mente la storia di don Peppino Diana ucciso perché poneva il Dovere della Parola alla contrapposizione  del male, o la storia di quel ragazzo fatto a pezzi, nel senso letterale dell’espressione, al quale vennero tagliati gli orecchi e scavati gli occhi perché aveva udito e veduto, e tutte le faide, e gli omicidi compiuti, e nell’intermezzo del compimento tra l’uno e l’altro, scrive Saviano -i membri del Clan prendevano un caffè o ascoltavano una qualche sentimentale canzonetta napoletana magari anche cantandola. Tutto questo fa rabbrividire.
In un passo, Saviano racconta di trovarsi in un ristorante insieme a suo padre, e mentre attendono che venga loro portato quanto richiesto, così come gli altri presenti, ecco che entrano alcuni di quelli con il potere in mano, in grado di schiavizzare gli intelletti in concomitanza al conferire la paralisi delle membra, che vengono  serviti prima di tutti gli altri, già li da tempo.
In un passo altro, Il padre dice a Saviano:“ è come chi decide di fare il filosofo, e chi il medico. Secondo te chi dei due decide della vita di una persona?”
“Il medico!” più tardi dirà Saviano: sarà per questo che mi sono laureato in Filosofia, per non decidere al posto di nessuno.
Quanta grandezza nella Filosofia! Si nutre di Vita ma non esercita alcun potere su di essa, sì perché non esistono poteri buoni, come direbbe L’immortale De Andrè. Or ora, mi sovviene alla mente, forse senza alcuna relazione logica , Guernica, opera di Picasso, Espressione simbolica, esente da colore, contro la violenza esercitata dal male, penso al Fiore sull’arma, emblema quasi impercettibile nel quadro, unico elemento di speranza per Una Vittoria del Bene sul Male, ecco, L’innalzarsi dei Fiori sul marciume che ci circonda è L’anelito cui nutro anche per questa  nostra condizione di condannati nelle viscere di una Terra incantata, non più nostra, alla quale apparteniamo soltanto in potenza.

 

Michela Puppolo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...