La vita sessuale di Kant di Jean-Baptiste Botul

La vita sessuale di Kant di Jean-Baptiste Botul

Era una di quelle sere di avvicinamento al Natale quando il mio editore mi ha proposto questa lettura. Premetto di essere un kantiano fanatico, il giusto, e per questo motivo il suddetto testo mi lasciava un po’ perplesso (soprattutto dopo aver notato la sobria copertina che raffigura il Sommo con degli imbarazzanti occhiali a forma di cuore), ma dopo aver letto l’affettuosa dedica sulla prima pagina non ho potuto fare a meno di considerarlo seriamente. Quella stessa sera allora, dopo una lauta cena ed un massacrante giro per l’interland, mi sono chiuso nel calduccio del mio letto e, tutto d’un fiato, ho immagazinato La vita sessuale di Kant. Il responso? E’ esattamente il mio genere di lettura. E’ la filosofia che non vuole prendersi troppo sul serio. E’ l’esatta concezione della filosofia che ognuno dovrebbe avere: ricercare la ragione dell’intelletto in ogni piccola cosa delle nostre esistenze. E Frederic Pages (Jean-Baptiste Botul è un personaggio inventato dall’umorista francese) lo fa magnificamente, lo consiglio a chiunque abbia voglia di perle filosofiche senza la consueta pesantezza (si legge in un’ora). E poi, ahimè, per un maschilista incallito come me questo libro potrebbe anche diventare un vangelo (checchè ne dica il mio editore):

“Pensare significa vivere da pensatore. Esiste un termine per esprimere tale concetto: ascesi, che non è mortificazione, ma addestramento, esercizio e disciplina di vita. Vivere senza una donna è un’ascesi. Viverci insieme lo è altrettanto”.

Il saggio è improntato, ovvio, sulla vita di Kant e sulle sue contraddizioni, uno che predicava i piacere della carne e se ne asteneva. Pages riesce in maniera stupenda a spiegare i punti più celebri della filosofia dell’Immenso di Konisberg attraverso le poche informazioni che si hanno della sua vita. Cito, più del solito, per capirci:

“Quale crisi ha attraversato Kant? Non ne abbiamo traccia. Il fondatore della filosofia critica non ha conosciuto momenti critici?! Sarebbe un bel paradosso! Kant ha parlato diffusamente di crisi esistenziali che l’uomo spesso si trova ad affrontare. Questa esperienza dei momenti privilegiati, Kant la chiama il Sublime. Ma cos’è il Sublime? E’ quando siamo sopraffatti, annientati, al cospetto di cose che ci trascendono. Non esistiamo più. E’ come una piccola morte, l’esperienza del Trascendente non divino. […] Ci sono diversi tipi di sublime, tra cui anche uno di tipo umano, quello sessuale. E’ la visione del sesso, più precisamente della vulva. Vulcano, temporale, potenza devastatrice…tutto corrisponde. Allora avanti incontro alla paura! […] Tra i vari termini dobbiamo pronunciare il più difficile: l’osceno, che appartiene alla sfera del sacro e dell’orribile. Stessa ambivalenza: attrae e respinge. […] Come il sublime, così l’osceno annuncia la perdita di sé. Il sublime si contrappone al bello non come l’essere all’apparire ma come lo scomparire all’apparire.”

In questo discorso c’è l’illuminazione la Cosa in Sé predicata da Kant non è nulla di metafisico, no, è il sesso! Inizia così, dopo l’analisi della masturbazione che vi risparmio, la critica dell’orgasmo, il “Coito ergo sum”:

“Con il coito l’uomo si abbassa al livello dell’animale, non in quanto prova piacere (Kant non condanna il piacere), ma in quanto obbedisce all’istinto di riproduzione. Esiste un modo di sfuggire a questo istinto, si chiama FILOSOFIA. La filosofia è la conferma che esiste un modo non sessuale di perpetuarsi. Attraverso quali mezzi straordinari i filosofi si riproducono? Innanzitutto non si penetrano ma si ritraggono. Tale ritrazione ha un nome: malinconia. Possiamo definire la malinconia una malattia della solitudine. E’ allora che si realizza il miracolo della vita contemplativa. Nel buio della solitudine si creano mille legami. L’handicap diventa forza. La malattia che isola diventa malattia che avvicina. Si forma UN CORPO COLLETTIVO CHE SFIDA IL TEMPO. Membri di questo lignaggio i filosofi si riproducono tra loro, senza sesso, per vie complicate che chiamano AGGREGAZIONE E AMICIZIA.”

Nello stesso capitolo c’è una bellissima analisi delle scuole kantiane. Kant non può avere figli, per questo è il più grande di tutti. La morale kantiana NON DEVE essere interpretata, è pericoloso strumentalizzare un sistema etico universale, soprattutto quando deriva dall’universalizzazione delle massime soggettive.

“E’ meglio che Kant resti sterile. Potrebbe dare alla luce solo creature maledette e rampolli immondi. Guardiamoci bene dal rompere il baccello del filosofo”.

Dopo sette capitoli di sagacissima satira filosofica Botul si addolcisce e l’ultima parte, intitolata “Il giorno e la notte”, è una bellissima dichiarazione d’amore al più grande divulgatore di intelletto della storia. Vorrei introdurla mettendolo a paragone, scusate tanto lo so che non si fa, con due dei filosofi da me più detestati: Hegel e Nietzsche. Il primo è facile da attaccare, è Hegel: uno che, dopo aver chiuso il mondo in un armadio a tre ante, scrive di avere come massima aspirazione nella vita “una cattedra e una moglie” e di averla raggiunta ampiamente. Il secondo è il grande scoglio della mia vita accademica. Per Nietzsche provo un’antipatia atavica, viscerale, la definirei quasi “nicciana”. Al di là di qualsiasi considerazione teorica, a tutti gli amici che mi porgono domande del tipo “non ti piace Nicce??? Ma Nicce è un genio, un poeta, un visionario, un fiume in piena, una bomba pronta ad esplodere…”, vorrei rispondere come fa il nostro autore:

“Kant…si Kant…Kant è una bomba che fa di tutto per non esplodere”

Compratelo e buona lettura!!!

 

Alessio Lembo

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