Trendelenburg e la questione di un fondamento oggettivo per l’estetica trascendentale (rapporto tra intuizione ed intelletto) P.2

Friedrich Trendelenburg

Fischer ribadisce le sue argomentazioni facendosi forte di citazioni testuali dalla Critica e dalla Dissertazione. Non sussiste nessuna contraddizione, contrariamente a quanto vuole Trendelenburg nel designare lo spazio e il tempo come concetti individuali, dal momento che l’espressione stessa “concetto individuale” (singularis rapraesentatio) ricorre nella Dissertazioni, a distinguere la rappresentazione dall’intuizione. Qui fisher adotta quale unico criterio di distinzione tra forme dell’intuizione in quanto concetti singolari e concetti universali l’estensione, denotando entrambi, seguendo alla lettera il testo della Dissertazione, col termine “rappresentazione” per poi ricorrere in una grossolana autosmentita quando, invocando il testo dell’estetica trascendentale, avalla la distinzione, ben più univoca che nella Dissertazione, tra intuizione e concetto. Fisher ribadisce la conformità della propria interpretazione della Dissertazione all’intentio kantiana, facendo riferimento alla coerenza di questo uso terminologico sia nel Kant precritico che nel Kant tardo: nella logica, Kant parla espressamente di rappresentazione singolare a designare l’intuizione. In effetti, nè nella Dissertazione, nè tanto meno nella Logica si parla dello spazio e del tempo come intuizioni pure, bensì del carattere dell’intuizione in generale, quindi non appare lecita la loro comparazione con l’Estetica Trascendentale, tanto più che Fischer saltà a piè pari gli undici anni di elaborazione dell’impostazione criticistica che separano la Dissertazione dalla Critica. Quando Kant parla di concetti tour cour, non può non includervi anche i concetti di genere, che comprendono sotto di sè sia le specie, sia gli individui, mentre i concetti che contengono solo individui sono le specie inferiori. Ora, nella Logica, Kant afferma che, da un punto di vista Quest’ultima affermazione di Fischer stride con quella relativa all’origine dei concetti per via d’astrazione dalle rappresentazioni individuali, cosa che del resto Trendelenburg si guarda bene dal negare; resta vero che nell’esposizione metafisica dello spazio e del tempo Kant non adotta l’espressione “concetto di genere” e che nei passi citati della Logica si tratta non tanto della Logica trascendentale, quanto dell’esposizione della logica tradizionale: in questo senso soltanto, è lecito parlare di concetto singolare, a designare l’intuizione.

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